Metodologia

 

La Scuola Romana Balint Analitica ha sviluppato negli corso degli anni una metodologia di intervento/formazione in grado di prendere in esame i principali elementi che determinano la dinamica della relazione professionale: il concetto di mentalizzazione, il rapporto leadership/followership, l’osservazione del gruppo istituzionale e la relativa comprensione delle dinamiche gruppali da parte del professionista, gli effetti mentali e comportamentali di un Gruppo Balint Analitico, le dinamiche di gruppo ed i meccanismi di difesa nei gruppi, la diagnosi, ecc... 

 

Il Gruppo Balint

È uno strumento di consulenza, sviluppato a Londra negli anni '40 e '50, durante il lavoro di Michael ed Enid Balint rivolto alla formazione dei medici di base e degli assistenti sociali. In seguito alla sua diffusione in tutta Europa, è stato applicato alle diverse professioni d’aiuto, per le quali sono necessari spazi e tempi per esplorare i costi emotivi implicati nelle relazioni di cura, così come gli effetti benevoli o avversi dell’azione d’aiuto stessa. 

 

I riferimenti teorici su cui la Scuola Romana Balint Analitica fonda la sua pratica si inseriscono nella tradizione psicoanalitica e gruppoanalitica di autori come Freud, Ferenczi, Bion, Foulkes, e arricchita con il contributo della psicologia del campo di Lewin, noto per la definizione, originale e largamente utilizzata, di gruppo.

 

I Gruppi Balint Analitici

Peculiarità dei Gruppi Balint Analitici, diversamente dalle tradizionali supervisioni e dalle semplici discussioni di casi, è il loro tener conto di ambedue i membri della relazione oggetto d’esplorazione, senza dare consigli di natura procedurale: l’analisi del transfert del paziente comporta una riflessione sulle configurazioni di reazione correnti dell’operatore, ossia dei suoi conflitti e delle sue difficoltà personali, spesso inconsci. 

 

La specifica “analitica” intende sottolineare un lavoro di passaggio dall’inconscio al conscio, per ottenere un cambiamento, la “modificazione notevole seppur parziale della personalità”, auspicata da Balint nel suo testo “Medico, paziente e malattia”. 

 

Tale modello d’intervento permette di sviluppare la personalità professionale dell’operatore in un orizzonte più ampio e più libero di quanto consente la sola preparazione tecnica, poiché le difficoltà che un operatore trova, spesso, nel suo lavoro non sono dovute ad una carenza di competenze tecniche, facili da acquisire, bensì alla presenza di vissuti emotivi, aventi a che fare con la propria biografia e che vengono attivati dalla particolare situazione. I Gruppi Balint Analitici, dunque, fanno sì che le emozioni cessino di essere interferenze per divenire risorse nella comprensione della persona che si ha davanti e nella scelta dei procedimenti da utilizzare.

 

Si tratta di gruppi che permettono di apprendere dall’esperienza, dalle proprie emozioni e dai sentimenti, allo scopo di acquisire quella “giusta distanza emotivoaffettiva” che è necessaria e utile per operare nel proprio campo con efficacia.